L’Ologrammista Distratto

Erano da poco passate le dieci del mattino. Mark Duxit si stava avviando lungo il fiume per raggiungere la Grande Sala. “Fa caldo”, disse tra sé e sé, mentre cercava di organizzare i pensieri prima di incontrare l’Ologrammista Sociale che aveva conosciuto in rete. Diede un’occhiata al fiume. Come sempre provava ribrezzo nel vedere quelle acque, un serpente color senape, nelle cui fauci cadere sarebbe stato oltre che sconsigliabile, pericoloso.

Camminava piano, c’era ancora del tempo. Sapeva che avrebbe avuto pochi minuti per convincere il personaggio pubblico a partecipare a un semplice incontro che la sua Piccola Contea stava organizzando.
Le Piccole Contee erano comunità vivaci, autosufficienti, sorte velocemente sul pianeta, quando molti dei filolavoratori avevano lasciato le città perché inquinate e i cronostipendi valevano una miseria.
La sua contea era quella dei filosofi, gente un po’ strana e tenuta a distanza. Correva voce che passassero intere serate a leggere e discutere testi dimenticati, ancora su carta. Nessuno ne capiva il motivo perché non erano azioni per “fare” o realizzare qualcosa, ma loro sapevano che solo mantenendo le sinapsi cerebrali allenate e pronte avrebbero potuto reagire ad un prossimo attacco mentalico, come quello di tanti anni prima, dal quale si salvarono. Trovarono rifugio vicino alle montagne.

Mark Duxit accelerò un po’ il passo ed entrò nel palazzo dove si teneva l’assemblea. Passò davanti agli scanner e proseguì lungo il corridoio. Le voci si facevano sempre più vicine, provenivano dalla Grande Sala, dove persone ben vestite e curate, secondo il programma proiettato sulle pareti di polvere bianca, si alternavano sopra i piccoli cubi trasparenti per raccontare qualcosa che sembrava interessare solo a pochi.
C’erano i governatori della città, c’erano gli experta, gli studenti.
Pensava a quando quei tipi di incontri erano nati, e quanto entusiasmo crearono perché erano finalmente i partecipanti a decidere gli argomenti di discussione.
Col tempo era rimasto solo il nome e gli incontri, bandiera di una democrazia partecipativa, erano ritornati ad essere i luoghi per personaggi già conosciuti, famosi, accreditati.
Mark si strinse nelle spalle, e cominciò a cercare con lo sguardo l’Ologrammista Sociale.
Era nella parte della Grande Sala, dove si parlava in privato all’interno di cerchi fluorescenti rossi.
“Salve, sono Mark Duxit della contea di Hobbes. Non so se si ricorda…” disse porgendo la mano.
“Ah sì. Salve, piacere”, sembrava più vecchio di persona di quanto non apparisse nell’ologramma, ma questo era normale.
“Volevo sapere se verrà a trovarci per partecipare alle nostre serate” disse senza tanti preamboli, sapeva che il tempo era poco e poi non voleva indugiare in inutili convenevoli.
“E’ sempre un piacere venire in questa città”
“Sarebbe per la prossima settimana”
Sembrava che parlassero di due cose diverse.
“Ma, pensavo che fosse questa sera”
Ci siamo, pensò Mark.
“Sa settimana prossima sono a Domtown, per impegni, e non posso …” non finì nemmeno la frase, aveva visto avvicinarsi il subgovernatore alla Zivilization che lo prese sotto braccio per portarlo in un altro cerchio.
Mark Duxit rimase lì da solo ad aspettare per diversi minuti.
L’Ologrammista era lì a pochi metri. Parlava animatamente, rideva.
Mark ripensò a quegli accorati ologrammi sulle teorie della collaborazione e della cittadinanza che tanto lo avevano colpito e che avevano reso famoso l’ologrammista sociale. Famoso… ecco questa era la parola chiave. Il resto solo la consumata astuzia di un guitto.
Uscì dal cerchio rosso, scese le scale e andò verso il fiume senape dove aveva lasciato l’idroauto.
Pensò alle serate della contea di Hobbes. Sorrise e mise in moto.

[Ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale]

Da una storia di Alessandro Guidi.

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