Sono giorni difficili

Foto di Denise Jans su Unsplash

Il titolo è ispirato dall’ultimo libro di Vito Mancuso, Etica per giorni difficili.

Vito Mancuso è un filosofo e teologo italiano che ha scritto ampiamente sul tema dell’ecologia e del suo rapporto con la spiritualità e la religione. Mancuso sostiene che le tradizionali insegnamenti religiosi e spirituali, in particolare quelli del cristianesimo, spesso non hanno saputo affrontare la crisi ecologica dalla quale, oggi l’umanità non può sfuggire. Questo fallimento, sempre secondo Mancuso, è dovuto al fatto che questi insegnamenti tendono a concentrarsi sull’uomo come separato e superiore al mondo naturale, piuttosto che riconoscere la nostra interconnessione con l’ambiente. La crisi ecologica non è quindi solo un problema scientifico o tecnico, ma anche uno spirituale e morale.

Non vorrei sbagliarmi, ma il pensiero di Mancuso mi rimanda ad Adorno e Horkheimer che nella Dialettica dell’Illuminismo, dicono « Il mito trapassa nell’illuminismo e la natura in pura oggettività. Gli uomini pagano l’accrescimento del loro potere con l’estraniazione da ciò su cui lo esercitano. L’illuminismo si rapporta alle cose come il dittatore agli uomini che conosce in quanto è in grado di manipolarli. »

E’ evidente, per chi condivide questa prospettiva, che la radice del problema sia un dominio fondato sull’accrescimento tecnico, amministrativo e burocratico, dove  la tendenza umana è di vedere la natura come qualcosa da dominare e sfruttare a proprio vantaggio, piuttosto che come qualcosa da rispettare. Abbiamo pensato solo ad affermare la nostra volontà di potenza, direbbe Vito Mancuso, senza curarci della volontà di potenza, che è anche positiva, dell’altro da noi: il prossimo, la natura, il mondo.

Per affrontare questo problema, Mancuso si batte per una nuova comprensione dell’ecologia che si basa sulla spiritualità e la religione. Egli sostiene che abbiamo bisogno di un’ecologia spirituale che riconosca l’interconnessione di tutte le cose e che incoraggi un senso di riverenza e rispetto per il mondo naturale. Abbiamo bisogno, noi come persone e comunità, di imparare un senso di responsabilità per il mondo naturale che possa ispirare ad agire per proteggere l’ambiente. Una nuova ecologia spirituale che promuova riverenza e rispetto per la natura. Che adotti l’Harmonia come principio guida.

Ma sono giorni difficili. Giorni che non sono dell’oggi, ma dove l’oggi è il dispiegamento di quanto Adorno e Horkheimer, avevano già visto nel 1947. Per loro era chiaro che la volontà umana di dominare la natura si serva della scienza per attuare questo dominio.

La “fiducia incrollabile nella possibilità di dominare il mondo” che Freud attribuisce anacronisticamente alla magia, corrisponde solo al dominio del mondo secondo il principio di realtà ad opera della “Scienza posata e matura”. (Dialettica dell’Illuminismo).

“Scienza posata e matura” che nel discorso attuale sembra trovare traduzione nell’acronimo STEM (science, technology, engineering and mathematics) contrapposto a non-STEM. Oggi per scienza si intende le STEM, il resto …. mancia.

Però mi viene il dubbio che la scienza si sia proposta proprio come magia,  più esattamente come portatrice di verità. Come dice un articolo di Naomi Oreskes pubblicato su Scientific American nel luglio del 2021, “If You Say ‘Science Is Right,’ You’re Wrong. It can’t supply absolute truths about the world, but it brings us steadily closer”

Even a modest familiarity with the history of science offers many examples of matters that scientists thought they had resolved, only to discover that they needed to be reconsidered. Some familiar examples are Earth as the center of the universe, the absolute nature of time and space, the stability of continents, and the cause of infectious disease.

Science is a process of learning and discovery, and sometimes we learn that what we thought was right is wrong. 

[Anche una modesta familiarità con la storia della scienza offre molti esempi di problemi che gli scienziati pensavano di aver risolto, per poi scoprire che dovevano essere riconsiderati. Alcuni esempi sono la Terra come centro dell’universo, la natura assoluta del tempo e dello spazio, la stabilità dei continenti e la causa delle malattie infettive. La scienza è un processo di apprendimento e di scoperta, e a volte impariamo che ciò che pensavamo fosse giusto è sbagliato. ]

La scienza può sbagliare, dobbiamo esserne consapevoli, ma al contempo dobbiamo fidarci. Esercizio difficile. La scienza ha ragione fino a quando non viene dimostrato che ha sbagliato. Frasi che in mano a negazionisti di qualsiasi schiatta portano a conclusioni nefaste. Di qualcosa però siamo certi: la scienza senza ombra di dubbio ci porta a comprendere meglio la realtà. Solo per fare un esempio, è inequivocabile che è meglio avere gli antibiotici che non averli, e questo lo dobbiamo alla ricerca scientifica. Non dimentichiamolo.

Ma la scienza, gli scienziati pardon, sembrano spesso inebriati dalla loro volontà di potenza, il che comporta altri problemi. Da un lato gli scienziati, dovrebbero essere meno teocratici: la pretesa di essere portatori di verità li fa cadere nella tentazione di promuovere una teocrazia della scienza. Ci sono casi in cui noti scienziati hanno vestito i panni dell’inquisitore, bollando come antiscientifico chi non sposa l’ortodossia dominante. E questo non fa bene alla stessa scienza. Dall’altro non dovrebbero arrendersi o peggio asservirsi alla volontà di potenza di chi cerca di dominare uomini e natura.

Per queste ragioni penso che gli scienziati (STEM) debbano smettere di prendere la parola nel discorso pubblico, diciamo che dovrebbero farsi da parte, soprattutto quando si parla delle applicazioni della scienza, perché l’applicazione della scienza, la tecnica, non è mai neutra, e soprattutto non c’entra con il suo contenuto scientifico. L’applicazione della scienza è un fatto politico e sociale. Gli scienziati sanno tutto della loro materia, ma quando cominciano a dissertare di valori, società ed etica rivelano una certa inadeguatezza. Certo questo non vale per tutti, ma purtroppo vale per molti.

In un mondo fortemente entangled il desiderio è che la collaborazione e la cooperazione, e non competizione, tra discipline non rimangano un enunciato per dire “guardate siamo i buoni”,  un belletto posticcio perché non reale. Il creare relazioni e interconnessioni autentiche dovrebbe invece essere fondativo per chi chi si occupa di esseri umani e del loro stare nel mondo. Per questo mi auguro che ad esempio del clima non siano più solo i climate scientists a parlarne, ma che quest’ultimi si mettano in ascolto di altri studiosi ed indagatori della realtà. E’ un’esortazione ad uscire dal loro silos STEM che sta riducendo il pensiero umano ad un fatto tecnico sostenendo, inconsapevolmente o meno, l’idea che dobbiamo diventare tutti funzionari di apparati tecnici. Con buona pace dell’etica.

Perché se sarà l’AI a fare arte, a scrivere romanzi, a elaborare teorie filosofiche avremo perso tutti, come umanità, come individui e allora sarà meglio che un asteroide colpisca la Terra e ci tolga da questo impaccio.

 

 

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