La rappresentazione di idee e concetti è una sfida per me affascinante. Mi ha sempre interessato, dai tempi in cui cominciai, come tanti in quegli anni, ad interessarmi di fotografia. Ricordo che il lavoro finale del corso che feci all’IED [Istituto Europeo di Design] di Milano era costruito con quest’intento: testo e immagini. Allora l’ipertesto era sconosciuto.

Più tardi lessi The Visual Display of Quantitative Information di Edward R. Tufte e capii l’importanza della rappresentazione delle informazioni. Oggi, è questo il mio lavoro, almeno nel mio piccolo di fronte a giganti della portata di Tufte.

Nel 2000 lavoravo come ricercatrice per la Fondazione Regionale Pietro Seveso di Milano, diretta da Etta Olgiati, una donna che mi ha insegnato molto della ricerca e anche della vita. Un’amica con la quale abbiamo condiviso giorni e serate a lavorare, a ridere e a tenerci compagnia. L’Istituto per il Lavoro di Bologna chiese alla fondazione di realizzare un progetto sulla rappresentazione del lavoro nel passaggio dal fordismo alla flessibilità. Non cosa da poco. Ma Etta Credeva in quel progetto e coinvolse il presidente della fondazione, Gian Primo Cella, e esperti ricercatori come Luciano Pero, Serafino Negrelli e Anna Maria Ponzellini. Gian Primo Cella è un uomo creativo e di cultura e impostò il progetto ragionando con una tabella a doppia entrata. Sulle colonne il tempo – fordismo, automazione, flessibilità – sulle righe tre parole chiave – flessibilità, qualità, diversità -. Ad ogni ricercatore fu assegnata una parola chiave: a Luciano Pero la qualità, a Serafino Negrelli la flessibilità e ad Anna Maria Ponzellini la diversità.

A me il compito di coordinare e di trovare le rappresentazioni. La ricerca del materiale iconografico fu come quella degli esploratori, che insegue una vena, e quando si esaurisce riprende la propria ricerca.

Attinsi a tante fonti: inhouse magazine di aziende come IBM, Barilla, filmati dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio [no, non c’era ancora youtube], pubblicità a video e a stampa, i cataloghi IKEA, gli archivi sindacali, i quotidiani, manuali tecnici e tante altre fonti.
Oggi, non riesco nemmeno ad immaginare come si facesse una volta, quando internet era ancora al pleistocene e si usava Altavista come motore di ricerca. Ma le ricerche si facevano ed era anche un bel lavoro, andare a spulciare gli archivi e scoprire tantissimi tesori.

Ma c’era qualcosa che mancava. Non ricordo ora come saltò fuori l’idea, ma pensammo che la letteratura ci sarebbe venuta in aiuto e così le tre parole chiave nei tre periodi storici furono ricercate tra i romanzi della letteratura italiana da un suo profondo conoscitore Remo Cacciatori.

Il risultato di quel lavoro è purtroppo chiuso in un cd-rom. Mi piacerebbe moltissimo poterlo trasferire su web, chissà se un giorno …. Per ora in digitale ho solo la presentazione che realizzai per promuovere questo lavoro in convegni e seminari e un pdf  che accompagnava il cdrom, che oggi sembra trafugato da un archivio dimenticato.

Come il lavoro
si rappresenta

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