Quando l’editore, Paolo De Crescenzo, mi chiamò per il lancio del libro, ero alla mia prima esperienza di web per l’editoria, anche se il settore editoriale lo conoscevo bene sia «tecnicamente» sia come appassionata lettrice e perché, come tanti, avevo sempre desiderato di lavorare per una casa editrice. La proposta era interessante, anche se tra i generi l’horror l’avevo praticato meno e in modo discontinuo. Accettai con entusiasmo.

Il team di progetto era formato da Alessandro Zanoni, visual designer bravissimo e caro amico, Antonio Molinari, web developer capace di risolvere i problemi più indiavolati, Luca Bravo web designer tecnicamente abile e con un ottimo talento fotografico.
La piattaforma di sviluppo: Drupal. Erano ormai quasi tre anni che lavoravamo insieme su questo CMS perché robusto e affidabile.
Questa l’unica cosa certa.

L’idea era di fare un teaser e di mettere online il sito in contemporanea con l’uscita del libro. Fin qui abbastanza semplice. Il teaser è ancora online all’indirizzo www.hofreddo.it, diventato la intro del sito.

Alessandro doveva sviluppare una grafica armonica con la copertina del libro. Ideò un visual semplice giocato sui toni del bianco lapide, del rosso e del nero. Un classico. Il font dei titoli un bel garamond maiuscolo e grassetto, che  dava un tocco incisivo e storico.

Iniziai a pensare al wireframe della home page confrontandomi con l’editore su quali fossero i contenuti principali. Optammo per un due colonne: parte centrale e side bar.

Information Architecture

Poi arrivò il momento di pensare «sul serio» ai contenuti. Parlai con l’autore, persona piacevolissima e colta, che conoscevo bene come cantautore e meno come scrittore. Mi mandò venti cartelle che riassumevano i punti salienti del libro. Con Paolo De Crescenzo, l’editore, decidemmo di inserire news, rassegna stampa, tester e biografia.

Rimaneva la cosa più importante: il libro. Ma parlare del libro pubblicando qualche pagina densa di testo non mi piaceva.
Rilessi più volte i materiali e poi li lasciai decantare. Sperando in cortocircuito. E così avvenne.
In quel periodo avevo già cominciato ad appassionarmi alla georeferenziazione delle informazioni. Ricordo che stavo studiando delle mappe per cercare di trovare una soluzione semplice per pubblicare online i piani di protezione civile. Il cortocircuito ebbe origine proprio da quello.

Ho freddo è un romanzo horror, ma è anche un romanzo storico, per il quale l’autore si è molto documentato, ha fatto ricerche ed è stato nei «luoghi» dove ha ambientato il romanzo, che si trovano tutti a Providence e dintorni.
L’idea che mi arrivò come in un soffio fu quella di georeferenziare i luoghi del romanzo con google map e contrassegnarli con un bel marker rosso sangue. Ogni luogo diventava un nodo della storia, rivista in chiave  «geografica». L’effetto che desideravo era quello di far percepire come possibile e vero ciò che veniva raccontato nel romanzo.

Ho Freddo

#TAGS

Project Management, Information Architecture.

Intervista a Gianfranco Manfredi
25 ottobre 2008

D. Concedimi un “botta e risposta” sul bellissimo sito web che fiancheggia il libro, ovvero www.hofreddo.it. Di una bellezza e di una ricchezza così straordinarie da poter senza tema affermare che molti film hollywoodiani ambirebbero averlo…
[…]
Il lavoro fatto da Elena Rapisardi per il sito, davvero notevole. Il sito non è una cosa puramente promozionale, è qualcosa di aggiuntivo al romanzo che consente ai lettori approfondamenti e ricerche personali. Il mini-doc e il book trailer sono frutto della perizia di mia figlia Diana, non di un’organizzazione industriale. Basti dire che il trailer mia figlia l’ha realizzato e montato in sole tre o quattro ore. E questo significa che la cosa più importante non sono i soldi, cioè il budget, ma la competenza, l’entusiasmo e la capacità creativa. Questo romanzo ha insomma contagiato molte persone. E l’esperienza di questo lavoro editoriale collettivo cui ho contribuito semplicemente fornendo i materiali è stata davvero importante per me.

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