Indovina chi viene a cena

Nel 1887, sul “Beeton’s Christmas Annual”, fa la sua comparsa Sherlock Holmes: uno dei più famosi detectives della storia del giallo. Un personaggio sicuramente originale che conosce tutto quanto ha a che fare con veleni, chimica, patologia, diritto inglese e cronaca nera, e nello stesso tempo ignora tutto ciò che riguarda il sistema solare, la rivoluzione copernicana o qualsiasi altra nozione filosofica o politica. Un intellettuale da Rischiatutto.

E’ un tossicodipendente, non solo da morfina, ma anche da «ragionare», specialmente su problemi intricati: unico motivo che riesce a farlo sopravvivere alla monotonia dell’esistente.
Non avendo intenzione di ribellarsi all’ordine sociale, si ribella alla stagnazione dell’esistente. Non avendo intenzione di ribellarsi all’ordine sociale, si ribella alla stagnazione della quotidianità estraneandosene, vivendo ai margini di una realtà che si illude di essere diversa da quello che è.

Non dimentichiamo che la patria della rivoluzione industriale, dopo aver esportato in tutto il mondo il nuovo processo produttivo, per un’ironia storica, non riuscì a sopportarne fino in fondo la portata innovatrice e, come nascondeva le gambe dei tavoli, così nascose le brutture dell’industrialismo, fino a una progressiva esclusione dei suoi stessi simboli. Ma, si sa, non è sufficiente mettere in ordine l’immaginario sulla società per mettere in ordine la società stessa, poiché questo significa nascondersi dietro l’ideologia.

L’ordine statico della campagna inglese, teatro di molti assassinii, diventa il rifugio tranquillo delle élites inglesi e il regno di un ordine tanto sicuro quanto apparente. Con il delitto misterioso e inspiegabile, l’equilibrio si rompe e i gentlemen si impegneranno a ricostruirlo, in accordo con la convinzione che ogni buon inglese deve conservare, armonizzare e moralizzare.
Scoprire l’assassino significherà allora, per alcuni, ripristinare l’ordine infranto dal delitto e, per il detective, dimostrare l’esattezza del suo ragionamento. Infatti, Holmes non relega a un gradino inferiore della società i devianti, che commettono il crimine, ma coloro che, come Scotland Yard, non sono “illuminati” dalla ragione o, meglio, sono incapaci di utilizzare le più elementari facoltà logiche.
Ecco il punto. La logica, il ragionamento: questi sono gli unici princìpi che fondano la particolarissima teoria della stratificazione sociale di Holmes. In altre parole, per il “puro ragionatore” c’è chi ragiona e chi no, e, come corollario, chi non ragiona è uno stupido e soprattutto contribuisce a rendere monotona la realtà. La sua libido è totalmente proiettata sull’atto stesso del ragionare, e poco gli importa se questo agire lo porterà verso una soluzione che “accidentalmente” implica la rivelazione dell’assassino. Ma anche se lo svelamento ri-vela la realtà sconvolta dal delitto, si ritorna poi alla quieta normalità, e così la tranquilla campagna inglese continuerà a sognare, rivivendo il suo passato in un inebriante e radicale bisogno di stabilità.

Holmes, sconfitto, ricomincerà a fare uso di cocaina o morfina, separandosi nuovamente da una società in cui non è possibile mutare nulla, in cui una maniacale volontà d’ordine riesce a bloccare qualsiasi tentativo di cambiamento. In fondo è solo un problema di maggiore o minore resistenza della società rispetto al nuovo, a ciò che le è estraneo.

Così lo abbiamo visto per anni suonare il violino o seduto nella sua poltrona, aggirarsi per cucine o in serre piene di orchidee, in aule di tribunale, o in riunioni mondane. Sempre accompagnato dal suo disprezzo per un mondo via via più ordinato, indifferente, noioso e anche volgare.
Dopo tutti questi anni la sua cultura è incredibilmente migliorata.

Ora conosce i classici, ha studiato psichiatria, ascolta con attenzione estatica le variazioni Golberg, ama il buon cibo e il buon vino. Ora si chiama Hannibal Lecter. Ma arriva un momento in cui la rottura con questo mondo in preda al cattivo gusto diventa inevitabile, necessaria. Rottura che arriva con un’intuizione drammaticamente cristallina. L’antica rivalità tra Holmes e il geniale Professor Moriarty – non a caso un professore – viene trasformata, assorbita, risolta. Di fronte alla poca intelligenza di chi lo avvicina, la sua mente di puro ragionatore si fa distruttrice. Continuare per un centinaio d’anni a dimostrare nei fatti l’esattezza e l’ebbrezza del ragionamento, ottenendo in cambio un banale riconoscimento di cacciatore di assassini, genera frustrazioni profonde.

Decide allora di farsi lupo, entrare nel mondo e divorare questa noiosa stupidità, che in modi più esasperati di cent’anni fa, costruisce e vive una sua illusione di realtà. Smaschererà i colpevoli e li avrà per cena: l’intervistatore imbecille, il poliziotto rozzo e volgare, il collega arrivista e avido, (qualche suggerimento: il politico corrotto, l’economista improvvisato, il conduttore incapace, uno a caso del bestiario contemporaneo). Perché sono loro i veri criminali.

Stufo di inutili compromessi è arrivato all’essenzialità del giudizio: “Merda sei e merda ritornerai”, rendendo materiale e tangibile ciò che poteva sembrare un’inconsistente metafora. Non ha più interesse a dimostrare l’esattezza del proprio ragionamento, sa che è corretto. Interpreta la violenza dei suoi eterni antagonisti e sfida la realtà di quegli individui che fanno della stupidità una vera e propria professione.

E’ noto che i servi, assiomaticamente più realisti del re, vanno cucinati lentamente ed annaffiati con un buon Barolo. Un consiglio? Avere sempre una cantina ben fornita.

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