….in fuga

Alcuni di noi si stanno interrogando sul senso dello stare in questo paese.

Due articoli mi hanno fatto riflettere  “Nessuno in patria, qualcuno altrove” e  “Ecco gli italiani dai piedi leggeri“.

In particolare  il secondo, in cui mi riconosco tanto da chiedermi, rileggendolo, cosa ci sto a fare qui.

Credo che molti vorrebbero andare via, molti che non si riconoscono nelle regole non scritte di questo nostro paese.

Credo che ci sia un sentimento diffuso di perdita di senso [come dice il mio amico Alessandro Guidi]. C’è chi decide di ritrovarlo, in qualche modo, c’è chi forse si rassegna a non trovarlo. E’ l’universo delle ispirazioni-desideri-sogni mai realizzati.

Ricordo mio padre in punto di morte, prendere una penna in mano e scrivere delle parole, che ad un estraneo sarebbero sembrate senza senso. Ma io che potevo leggere dentro quelle parole, sapevo che erano le parole di ciò che non era mai riuscito a realizzare.

Quella scena la ricordo bene e non voglio dimenticarla. Perché non voglio arrivare alla fine dei miei giorni con troppi rimpianti. Mi impegnerò a realizzare le mie ispirazioni, e crederò in coloro che vogliono fare come me, dando un senso, il proprio senso, alla vita.

Andare all’estero è un modo. Personalmente ne ho cercato un altro, trovando rifugio nella periferia dell’impero, in campagna. Mi viene in mente la caduta dell’impero romano e gli sfollati durante la guerra.

Vorrei dare un nome a questa invasione e a questa guerra. Ma ha poi così importanza?

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