Quel che rimane

Vorrei scrivere di questo nostro paese un po’ asfittico, un po’ contrito, un po’ in risveglio. Ogni giorno vedo o sento di situazioni che mi rattristano, mi imbarazzano, mi fanno incazzare. Tanti dicono «me ne vado» e poi sono quelli che restano. Mi ci metto anch’io tra questi. E non me ne vergogno. A me piace il paesaggio di questa Italia. Non è una metafora, mi piace proprio la «vista». Poi se lo sguardo si avvicina, se senti i suoni, le parole. Allora cambia tutto.

Tento di spiegare, ad amici stranieri, cosa’è l’Italia, oggi, e non trovo le parole. Non riesco a esprimere questo senso di disfatta e di sconfitta, a raccontare le piccole e tante ribellioni che non riescono a unirsi a trovare la forza di stare uniti, anche dopo una vittoria come quella dei referendum. Perché, cosa ci manca? Cosa dobbiamo ancora vedere?
Scandalizzarsi ancora per un ministro, come Brunetta, che parla di innovazione, «per cominciare a parlare», e snobba i precari; ha detto bene «parlare» non «ascoltare». Non ho mai tollerato questa comunicazione, che [ri] vela tutto con un strato spesso di cerone, da avanspettacolo, senza concretezza, né grazia. La comunicazione è troppa, la comunicazione inganna.
E allora mi viene voglia di scrivere storie, per scappare via con la fantasia.

Come l’altra sera. Ho fatto una passeggiata con due amiche nei campi all’imbrunire. Mi sono sdraiata sotto un ulivo. Erba secca tra i capelli, il cielo azzurro intenso, qualche nuvola bianca, i grilli e gli odori portati dal vento che dal bosco scivolava sulle colline. E avrei voluto fermare il mondo e starmene lì a guardare le stelle e immaginare la vita che sognavo da ragazza.  Le mie amiche parlavano ed io ero imbambolata dall’universo mondo, dalla terra, dalla fatica della terra, dalla bellezza della terra.
E arriva forte un pensiero ricorrente. Non bisogna fuggire, non bisogna sognare. Desiderare di vivere con impetuosa passione senza inchinarsi a compromessi o a mezze felicità. Abbiamo una cosa sola, una cosa finita, a termine: la nostra vita.

E allora ci sarà un tempo, dove mi troverete lì sdraiata sotto un ulivo a guardare il cielo, in un giorno al tramonto e ogni giorno sarà nuovo e diverso e uguale a questo giorno.

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